L’olio di mandorle dolci serve a nutrire la superficie della pelle e a rallentare l’evaporazione dell’acqua: è un emolliente vegetale, e il suo carattere dipende dall’acido oleico, che da solo pesa più di tutti gli altri grassi messi insieme. Il punto che l’etichetta non chiarisce è che la Farmacopea Europea ne riconosce due versioni distinte, e che la differenza riguarda proprio la domanda che quasi tutti si fanno, cioè l’allergia alla mandorla. Qui sotto trovi che cosa contiene, che cosa fa e che cosa non fa, il nodo dell’allergia, quanto valgono le prove e come si usa.
È l’olio ottenuto per spremitura a freddo dai semi maturi del mandorlo, Prunus dulcis, dello stesso genere botanico dell’albicocco e del pesco. Delle due varietà di mandorla, la dolce e l’amara, in cosmetica si usa la prima.
Sulla confezione compare come Prunus Amygdalus Dulcis Oil, con il numero CAS 8007-69-0. È una delle diciture in latino che indicano una materia prima botanica poco trasformata, e l’elenco degli ingredienti segue regole precise di ordine e di nomenclatura.
L’obbligo viene dalla legge: il Regolamento (CE) 1223/2009, all’articolo 19, impone che l’imballaggio riporti «l’elenco degli ingredienti», preceduto dal termine ingredients, con la denominazione comune prevista dal glossario europeo. È il motivo per cui chiunque può verificare in trenta secondi se un prodotto contiene derivati della mandorla.
L’olio di mandorle dolci è quasi interamente fatto di trigliceridi, e la sua identità sta nelle proporzioni. La Farmacopea Europea ne fissa la specifica entro questi limiti, sul totale degli acidi grassi:
Acido oleico: dal 62 all’86 per cento. È un grasso monoinsaturo, ed è il dominante.
Acido linoleico: dal 20 al 30 per cento. È un polinsaturo della serie omega 6.
Acido palmitico: dal 4 al 9 per cento, saturo.
Acido stearico e gli altri: quote residue.
Accanto ai grassi c’è la frazione insaponificabile, la piccola quota di sostanze che accompagna i trigliceridi, ed è lì che sta la vitamina E.
Il dato da tenere a mente è il primo. Un olio a dominanza oleica è fluido, si stende con facilità e resta pieno al tatto: in un olio di girasole il rapporto fra i due grassi principali è rovesciato, e si sente.
Emolliente vuol dire che l’olio ammorbidisce lo strato più esterno della pelle e ne appiana le piccole irregolarità, così la superficie risulta più uniforme al tatto. Nel glossario europeo compare infatti come condizionante cutaneo.
La pelle perde acqua per evaporazione tutto il giorno, e un velo di grassi in superficie rallenta quel passaggio: la pelle tira meno con il passare delle ore. È la funzione che gli emollienti svolgono in una routine per pelle secca.
Un punto merita precisione. Un olio non porta acqua alla pelle, perché non ne contiene: trattiene quella che c’è già. L’idratazione in senso stretto la danno gli umettanti, e in un prodotto ben costruito le due cose viaggiano insieme.
Due flaconi con lo stesso nome in etichetta possono contenere materie prime diverse: la Farmacopea Europea descrive due oli di mandorle distinti. L’olio di mandorle vergine, Amygdalae oleum virginale, si ottiene per sola spremitura a freddo dei semi maturi. L’olio di mandorle raffinato, Amygdalae oleum raffinatum, parte dalla stessa spremitura e viene poi sottoposto a raffinazione, con la possibilità di aggiungere antiossidanti idonei.
La raffinazione porta via una parte di ciò che la spremitura aveva trascinato con sé, e rende l’olio più stabile e costante da un lotto all’altro; l’olio vergine conserva una quota maggiore dei componenti minori del seme. Nessuna delle due è la versione buona: sono materie prime pensate per usi diversi. La distinzione diventa però decisiva nel momento in cui entra in gioco la proteina della mandorla.
È la prima domanda di chi ha un’allergia alimentare in casa, e la risposta passa proprio dalla differenza fra olio vergine e olio raffinato.
La mandorla è un alimento allergenico riconosciuto. Il punto è che le reazioni allergiche sono attribuite alle proteine dell’alimento, e le proteine non sono grassi. Il gruppo di esperti del Cosmetic Ingredient Review, nella valutazione di sicurezza degli oli vegetali del 2017, scrive che chi è allergico a un alimento in genere non reagisce all’olio raffinato che ne deriva, tanto più se la lavorazione è stata spinta. Il precedente più studiato è l’arachide, la cui proteina responsabile non passa nell’olio raffinato.
La stessa valutazione riporta però una cautela, e sarebbe scorretto tacerla: manca ancora un metodo validato per stabilire il contenuto proteico di un olio. Il ragionamento regge sui dati clinici, ma quanta proteina resti nel singolo lotto nessuno può misurarlo.
Da qui discendono due indicazioni pratiche.
Sulla pelle sana i dati dicono di no. Due situazioni meritano più attenzione: l’allergia alla mandorla e l’olio puro usato in abbondanza tutti i giorni per settimane.
La valutazione di sicurezza del Cosmetic Ingredient Review raccoglie la letteratura su questo ingrediente. L’olio puro è risultato non irritante in un test a contatto singolo su 101 soggetti, e non irritante né sensibilizzante in un test ripetuto su 52. Le formulazioni che lo contengono dallo 0,1 al 25 per cento sono risultate praticamente non irritanti in test ripetuti su 6.906 persone. È il tipo di prova su cui poggia la dicitura dermatologicamente testato quando è meritata.
Fra gli studi raccolti ce n’è uno di irritazione cumulativa su animali, durato sessanta giorni: l’olio puro è risultato leggermente irritante, al dieci per cento praticamente non irritante. A cambiare era la dose.
C’è poi un dato che sorprende chi si aspetta una montagna di studi. Una rassegna del 2022 su oli e burri vegetali, pubblicata su Frontiers in Pharmacology, individua per l’olio di mandorle dolci un solo studio clinico, su nove adulti e novanta minuti di osservazione. Per un ingrediente così diffuso, le prove dirette sono più sottili di quanto la sua reputazione suggerisca.
L’olio di mandorle dolci è un lipide, quindi la domanda è legittima. Nella valutazione del 2017 compaiono esiti di comedogenicità per altri oli del gruppo, nocciola e ribes nero, e per l’olio di mandorle dolci quel dato manca. Vale l’impostazione già usata parlando di glicerina e pori: non esiste un punteggio ufficiale, e dire se i dati ci sono oppure mancano è più utile di un numero preso da una tabella che gira online. La stessa fonte aggiunge che per i lipidi alimentari di buona qualità non risultano reazioni avverse documentate nelle persone sane, se non per la potenziale comedogenicità: chi ha una pelle che tende a congestionarsi ha motivo di procedere per prova.
Qui si arriva al dubbio più comune: se l’olio di mandorle possa prendere il posto della crema. Le prove più numerose riguardano l’olio dentro una formula; l’olio puro sul viso, in abbondanza e tutti i giorni, è proprio la condizione su cui si sa di meno.
C’è poi una ragione per cui in dermatologia si è smesso di trattare «olio vegetale» come una categoria unica. Uno studio del 2013 su Pediatric Dermatology ha seguito diciannove volontari adulti in due esperimenti sull’avambraccio, con olio d’oliva puro su un braccio e, nel secondo, olio di girasole sull’altro: l’oliva ha ridotto in modo significativo l’integrità dello strato corneo e ha prodotto un lieve arrossamento, il girasole l’ha preservata e ha migliorato l’idratazione.
Quel confronto riguarda oli tal quali, e riguarda oliva e girasole: per l’olio di mandorle dolci una misura equivalente non risulta, e un profilo simile non basta a prevedere lo stesso esito. Se ne ricava che «è un olio naturale» dice pochissimo: contano quali grassi, in quale quantità e in quale compagnia.
Quattro regole semplici, valide per l’olio puro.
Nel primo passaggio della detersione valgono altre regole: lì l’olio scioglie il trucco e viene rimosso, il contatto è breve e la quantità pesa meno.
Nella linea Eligenda Roma l’olio di mandorle dolci compare in tre dei cinque trattamenti viso, sempre dentro una formula, con acqua, umettanti e altri lipidi. In tutti e tre l’etichetta lo riporta come Prunus Amygdalus Dulcis Oil, e chi ha un’allergia diagnosticata lo riconosce lì.
Nel Latte e nella Crema è affiancato all’olio di oliva: insieme sono ricchi di vitamina E e proteggono la pelle dagli agenti esterni. Nel Latte porta proprietà nutrienti ed elasticizzanti, e quella vitamina E agisce da antiossidante sui grassi della formula e della superficie cutanea.
Una lussuosa emulsione fluida che deterge preservando il naturale film idrolipidico protettivo della cute, ed elimina ogni traccia di make-up. Qui l’olio di mandorle dolci condivide la formula con il succo fresco d’aloe vera. Formato 200 ml, per tutti i tipi di pelle.
Un concentrato di attivi naturali rari e preziosi che coadiuvano la normale rigenerazione cutanea, con idratazione intensa, nuovo turgore e rughe visibilmente attenuate. Accanto agli oli di oliva, mandorle dolci e crusca di riso lavorano l’acido ialuronico a tre pesi molecolari, il burro di karité e la vitamina E. Formato 50 ml. Vedi anche come si sceglie una crema viso antirughe.
Nel contorno occhi l’olio di mandorle dolci è in compagnia dell’olio di jojoba: insieme sostengono idratazione, elasticità e compattezza e rallentano la perdita d’acqua di superficie. È il freno all’evaporazione descritto all’inizio, sulla pelle più sottile del viso. Formato 15 ml.
L’olio di mandorle dolci è un emolliente vegetale dominato dall’acido oleico, che la Farmacopea colloca fra il 62 e l’86 per cento. Ammorbidisce la superficie e rallenta l’evaporazione dell’acqua, senza portarne di nuova. Ne esistono due versioni, vergine e raffinata, e la distinzione conta perché le reazioni allergiche alla mandorla sono attribuite alle proteine, che la raffinazione riduce. Quanta ne resti nel singolo lotto non è ancora misurabile con un metodo validato, e chi ha un’allergia diagnosticata ne parla con il proprio allergologo. Le prove sull’uomo sono ampie per l’olio dentro una formula e più limitate per l’olio puro.
A cura della Dott.ssa Emanuela Silvi, Founder di Eligenda Roma.
A cosa serve l’olio di mandorle dolci sul viso? Serve a nutrire la superficie della pelle e a rallentare l’evaporazione dell’acqua, lasciando una superficie liscia al tatto. È un emolliente vegetale dominato dall’acido oleico, che la Farmacopea Europea colloca fra il 62 e l’86 per cento. Non porta acqua alla pelle: trattiene quella già presente.
L’olio di mandorle dolci sul viso fa male? Sui dati disponibili non risulta dannoso sulla pelle sana, e la quantità è la variabile che pesa di più. Nella valutazione di sicurezza del Cosmetic Ingredient Review l’olio puro è risultato non irritante su 101 soggetti e non sensibilizzante su 52, e le formulazioni che lo contengono dallo 0,1 al 25 per cento sono risultate praticamente non irritanti in test su 6.906 persone. Sull’olio puro usato in abbondanza per settimane le prove sono molte meno. Chi ha un’allergia diagnosticata alla mandorla o alla frutta a guscio ne parla con il proprio allergologo.
Chi è allergico alle mandorle può usare un cosmetico che le contiene? La domanda va posta al proprio allergologo, e nessun articolo sostituisce quel parere. Il quadro generale è che le reazioni sono attribuite alle proteine dell’alimento, e che chi è allergico a un alimento in genere non reagisce all’olio raffinato. Manca però un metodo validato per misurare quanta proteina resti nel singolo lotto, e in etichetta la dicitura Prunus Amygdalus Dulcis Oil è la stessa per il vergine e per il raffinato.
Che differenza c’è fra olio di mandorle vergine e raffinato? La Farmacopea Europea li descrive come due prodotti distinti. Il vergine si ottiene per sola spremitura a freddo dei semi maturi; il raffinato parte dalla stessa spremitura e viene poi raffinato. La raffinazione rende l’olio più stabile fra un lotto e l’altro e riduce le proteine, che sono la parte allergenica della mandorla.
L’olio di mandorle dolci ostruisce i pori? Non esiste un punteggio ufficiale di comedogenicità. Nella valutazione degli oli vegetali del 2017 sono riportati esiti di comedogenicità per nocciola e ribes nero, e per l’olio di mandorle dolci quel dato non compare. Su una pelle che tende a congestionarsi conviene procedere per prova.
L’olio di mandorle dolci si può usare al posto della crema? Le prove disponibili coprono soprattutto l’olio dentro una formula, mentre sull’olio puro usato ogni giorno per settimane i dati restano pochi: la sostituzione chiede all’olio proprio l’uso su cui si sa di meno. Due o tre gocce a chiusura della routine, dopo la crema, tengono bassa la quantità, che è la variabile decisiva.
L’olio di mandorle dolci serve contro le rughe? Rende la superficie più morbida e uniforme, che è cosa diversa dal cancellare le rughe: nessun cosmetico le cancella. Sul loro aspetto lavora la formula intera, e nella Crema Viso Azione Globale l’olio di mandorle dolci è la parte emolliente, accanto all’acido ialuronico a tre pesi molecolari e alla vitamina E.
In quali prodotti Eligenda Roma c’è l’olio di mandorle dolci? È in tre dei nostri cinque trattamenti viso: il Latte Detergente Restitutivo, la Crema Viso Azione Globale e il Contorno Occhi Delicato. Nel Latte e nella Crema è affiancato all’olio di oliva, nel Contorno Occhi all’olio di jojoba. In etichetta la voce da cercare è Prunus Amygdalus Dulcis Oil.
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