Il sodium laureth sulfate è un tensioattivo detergente. Non compare negli allegati del Regolamento (CE) 1223/2009 fra le sostanze vietate o soggette a restrizione. Serve a staccare sebo e sporco dalla pelle o dai capelli e a tenerli in sospensione nell’acqua fino al risciacquo, e la banca dati europea CosIng gli attribuisce quattro funzioni, fra cui la detersione e la schiuma.

Quella è la risposta breve. Due cose meritano qualche riga in più: le poche lettere che separano due nomi quasi identici, e il 1,4-diossano.

Come funziona un tensioattivo

Un tensioattivo è una molecola con due estremità che si comportano in modo opposto: una si lega volentieri all’acqua, l’altra ai grassi. Nell’acqua del risciacquo circonda le particelle di sebo e di sporco e le tiene sospese finché l’acqua le porta via. È il meccanismo di qualunque detergente.

CosIng attribuisce a questa molecola quattro funzioni: detergente, tensioattivo detergente, schiumogeno, emulsionante. Detersione e schiuma compaiono come due voci distinte, perché sono due proprietà diverse della stessa molecola.

Laureth e lauryl sono due voci diverse

Il malinteso più facile su questo ingrediente sta nella coda di una parola. Sodium laureth sulfate e sodium lauryl sulfate occupano due voci distinte in CosIng, con due descrizioni diverse: il primo è il sale sodico di alcol laurilico etossilato e solfatato, il secondo il sale sodico del lauril solfato. Cambiano i numeri CAS e cambia l’elenco delle funzioni, perché al sodium lauryl sulfate CosIng attribuisce anche quella di denaturante.

Le tre lettere «eth» segnalano l’etossilazione: fra la catena grassa e il gruppo solfato sono stati inseriti gruppi di ossido di etilene. Il risultato è una molecola più grande.

La distinzione ha una conseguenza pratica per chi legge. Il sodium lauryl sulfate ha un ruolo particolare nella ricerca dermatologica: è la sostanza che i test epicutanei impiegano come irritante di riferimento, e da vent’anni fa parte della serie di base del gruppo di ricerca tedesco DKG. Quando un dato sull’irritazione da tensioattivi solfati arriva da quella letteratura, riguarda quella molecola. Trasferirlo all’altra richiede un passaggio che gli studi non compiono.

Un’altra precisazione utile davanti a un’etichetta: sotto il nome sodium laureth sulfate CosIng elenca sei numeri CAS. Quel nome copre una famiglia di molecole che differiscono per grado di etossilazione, e in etichetta compare il solo nome comune. L’elenco degli ingredienti, quindi, sul grado di etossilazione dice poco.

Il 1,4-diossano e la regola delle tracce

L’etossilazione può lasciare dietro di sé un sottoprodotto, il 1,4-diossano. Il parere SCCS/1570/15 lo inquadra in una riga: si forma durante la lavorazione di alcuni ingredienti etossilati. Come ingrediente cosmetico non viene impiegato.

In etichetta quindi non compare. La ragione sta nella definizione stessa di ingrediente: all’articolo 19 il Regolamento chiama ingrediente una sostanza usata intenzionalmente durante la fabbricazione, e precisa che le impurezze delle materie prime restano fuori da quell’elenco.

Come sostanza, il 1,4-diossano figura nell’Allegato II del Regolamento (CE) 1223/2009, l’elenco di quelle vietate nei cosmetici. Il residuo di una lavorazione ha però una regola sua. L’articolo 17 ammette la presenza involontaria di una quantità ridotta di sostanza vietata quando nasce da impurezze, dal procedimento di fabbricazione, dal magazzinaggio o dalla migrazione dall’imballaggio, quando è tecnicamente inevitabile nonostante l’osservanza delle buone pratiche di fabbricazione e a condizione che tale presenza sia conforme all’articolo 3.

Sulla quantità un numero esiste. Il Comitato scientifico per la sicurezza dei consumatori, nel parere SCCS/1570/15 adottato il 15 dicembre 2015, conclude che una traccia di 1,4-diossano pari o inferiore a 10 ppm nel prodotto finito è sicura per il consumatore.

Vale la pena sapere come ci si è arrivati, perché la conclusione va nella direzione opposta a quella che ci si aspetterebbe. Il gruppo di lavoro internazionale ICCR aveva proposto di procedere in due fasi, prima 25 ppm e poi 10. Il comitato europeo ha espresso disaccordo con quell’impostazione e ha chiesto di applicare direttamente il livello di 10 ppm, con una transizione breve. Nel parere la sezione delle opinioni di minoranza è vuota.

Dove lo trovi in etichetta

Compare come Sodium Laureth Sulfate, nei prodotti pensati per detergere. Qui conta una regola dell’elenco: l’ordine rispecchia le quantità soltanto sopra l’1%, e sotto quella soglia è libero. Quando un tensioattivo compare nella parte alta della lista, quindi, la sua posizione dice qualcosa di vero sulla quantità.

Resta la cautela di sempre, quella che riguarda ogni ingrediente: una scheda descrive una molecola. Come reagisca una singola pelle è un’altra domanda.

Quella regola dell’1% è spiegata per esteso nella guida su come si legge un INCI. Se hai una lista davanti, l’analisi INCI la decodifica riga per riga.

Fonti: CosIng, Commissione europea, voci Sodium Laureth Sulfate e Sodium Lauryl Sulfate. Parere SCCS/1570/15 del 15 dicembre 2015. Regolamento (CE) 1223/2009, articoli 17 e 19 e Allegato II.

Revisione: Redazione Eligenda Roma · 8 Agosto 2026

Riferimento normativo: Non compare negli allegati del Reg. (CE) 1223/2009 fra le sostanze vietate o soggette a restrizione

Dati degli ingredienti: CosIng, Commissione europea. Questa scheda descrive la funzione di un ingrediente e il quadro normativo europeo, e non sostituisce il parere di un medico.