Cera alba è il nome con cui la cera d’api compare nelle etichette europee. La banca dati CosIng della Commissione europea la descrive come la cera ottenuta dal favo dell’ape, quindi di origine animale, e le attribuisce quattro funzioni: emolliente, emulsionante, filmogena e profumante. Non compare negli allegati del Regolamento (CE) 1223/2009 fra le sostanze vietate o soggette a restrizione.
Questa è la risposta breve. Il nome merita qualche riga in più, perché quel latino stampato in etichetta dice meno di quanto sembri.
Le quattro funzioni della cera d’api
CosIng le assegna quattro funzioni. Sono parecchie per una voce sola, e conviene leggerle una per una.
Come emolliente ammorbidisce la superficie della pelle e la rende più distesa al tatto. Come emulsionante tiene insieme acqua e oli, che da soli si separerebbero. Come filmogena lascia una pellicola sottile sulla superficie. Come profumante partecipa alla profumazione del prodotto.
Lo stesso record ne descrive la composizione: soprattutto palmitato di miricile, acido cerotico ed esteri, con una quota di paraffine ad alto numero di carbonio. Numero CAS 8012-89-3, numero CE 232-383-7.
Da dove viene
Dal favo. La descrizione di CosIng è letterale su questo punto: la cera è ottenuta dal favo dell’ape. Si tratta quindi di un ingrediente di origine animale, ed è per questo che chi segue una scelta vegana lo cerca in etichetta per escluderlo.
Vale la pena saperlo perché il nome latino la rende poco riconoscibile. “Cera d’api” si capisce al volo, “Cera Alba” molto meno. Nella stessa condizione stanno altre due denominazioni che arrivano dall’alveare: Mel, che è il miele, e Propolis Cera, la componente cerosa della materia resinosa degli alveari.
Perché l’etichetta parla latino
Il nome stampato in etichetta arriva da un obbligo di legge. L’articolo 19, paragrafo 6 del Regolamento (CE) 1223/2009 stabilisce che nell’elenco degli ingredienti “va indicata la denominazione comune degli ingredienti contenuta nel glossario di cui all’articolo 33”, e l’articolo 33 affida alla Commissione europea il compito di compilare e tenere aggiornato quel glossario. Per questa cera la denominazione di glossario è Cera Alba.
Sul record CosIng ci sono poi due campi che spiegano il resto. Il campo del nome INCI statunitense riporta Beeswax, la denominazione con cui lo stesso materiale viene identificato sul mercato americano. Il campo del nome di farmacopea europea riporta “cera alba / cera flava”, cioè tutte e due le denominazioni, la bianca e la gialla.
Quest’ultimo campo merita attenzione. Su questo punto circola spesso una versione più netta, secondo cui Cera Alba sarebbe la cera d’api sbiancata e Cera Flava quella grezza. In farmacopea la coppia esiste davvero, e il record la riporta per intero. Nel glossario delle denominazioni comuni compare solo la prima: cercata su CosIng, Cera Flava dà zero risultati, e la voce Cera Alba si porta accanto tutti e due i nomi di farmacopea. Dal nome stampato sulla confezione si ricava l’ingrediente. Sullo stadio di lavorazione la denominazione tace.
La parola cera in etichetta
Una nota utile a chi legge le liste. La parola cera compare in parecchie denominazioni di glossario. L’origine del materiale sta nel resto del nome, e cambia moltissimo da una voce all’altra. Qualche esempio, con le descrizioni di CosIng:
– Cera Alba: dal favo dell’ape. – Propolis Cera: la componente cerosa della materia resinosa che si trova negli alveari. – Copernicia Cerifera Cera: dalle foglie e dai germogli della palma Copernicia cerifera, la carnauba. – Euphorbia Cerifera Cera: dalla candelilla, Euphorbia cerifera. – Cera Microcristallina: idrocarburi ottenuti da oli residui per cristallizzazione con solvente. – Synthetic Beeswax: voce separata, descritta come prodotto di reazione fra acidi e alcoli miscelati che riproduce la composizione della cera d’api.
L’elenco descrive provenienze e si ferma lì. Serve a chi ha un motivo preciso per risalire all’origine di un ingrediente, e le prime due voci sono quelle che riguardano l’alveare. L’origine di una cera da sola non stabilisce alcun ordine di merito.
Che cosa dice il Regolamento europeo
Sul piano normativo la posizione sta in una riga, e conviene riportarla con precisione: la cera alba non compare negli allegati del Regolamento (CE) 1223/2009 fra le sostanze vietate o soggette a restrizione. Il suo record CosIng lascia vuoti i campi della concentrazione massima e delle condizioni d’uso, e non riporta alcun parere del comitato scientifico europeo.
Questo descrive le regole europee sull’ingrediente. Resta poi la variabile individuale, che nessun elenco di legge può prevedere.
Dove la trovi in etichetta
Compare come Cera Alba. La sua posizione nella lista segue la regola generale: l’ordine rispecchia le quantità soltanto sopra l’1%, e sotto quella soglia è libero.
Se vuoi capire come funziona quella regola, la spiegazione completa è nella guida su come si legge un INCI. Per decodificare un’etichetta intera puoi usare l’analisi INCI.
Fonti: CosIng, Commissione europea, record CERA ALBA (CAS 8012-89-3, EC 232-383-7), consultato l’8 agosto 2026. Regolamento (CE) 1223/2009, articoli 19 e 33.
Revisione: Redazione Eligenda Roma · 8 Agosto 2026
Riferimento normativo: Reg. (CE) 1223/2009: nessun allegato, nessuna restrizione. CosIng, CAS 8012-89-3
Dati degli ingredienti: CosIng, Commissione europea. Questa scheda descrive la funzione di un ingrediente e il quadro normativo europeo, e non sostituisce il parere di un medico.