Una crema alla calendula serve a calmare la pelle arrossata e a lenire piccole irritazioni della superficie cutanea. È l’uso su cui l’Agenzia europea per i medicinali riconosce una tradizione documentata da oltre trent’anni, precisando però che le prove cliniche disponibili non permettono di trarre conclusioni ferme. Qui sotto trovi che cosa contiene il fiore, quale differenza passa fra un medicinale vegetale e un cosmetico alla calendula, quali sono le controindicazioni e in quale forma l’ingrediente ha senso in una routine quotidiana.
La calendula è una pianta della famiglia delle Asteraceae, la stessa di margherita, camomilla e arnica. La specie usata in cosmetica e in erboristeria è Calendula officinalis, quella dai capolini arancioni che in italiano si chiama anche fiorrancio.
Della pianta si impiega soltanto il fiore. Nei testi tecnici lo trovi come Calendulae flos, cioè il capolino essiccato: è la materia prima da cui si ricavano estratti, oli e tinture.
Sulla confezione di un cosmetico la calendula compare con il suo nome botanico latino, quasi sempre come Calendula Officinalis Flower Extract oppure Calendula Officinalis Flower Oil. La prima dicitura indica un estratto, la seconda un olio: cambia la forma in cui il fiore è stato portato in formula, e con essa la texture del prodotto finito. Quella lista, l’elenco degli ingredienti, segue regole precise di ordine e di nomenclatura.
Estratto: il fiore viene messo a contatto con un solvente, spesso acqua e glicerina, che ne trascina i componenti idrosolubili.
Oleolito: i capolini macerano in un olio vegetale, che raccoglie soprattutto la frazione grassa. È la forma della classica pomata.
Tintura: la macerazione avviene in alcol. Poco adatta al viso, perché l’alcol asciuga.
Tre lavorazioni diverse portano in formula molecole diverse. Due prodotti che dichiarano entrambi calendula possono quindi comportarsi in modo molto diverso sulla pelle.
I componenti che si citano più spesso sono cinque, e vale la pena distinguerli perché fanno cose diverse.
Triterpeni: la classe più studiata del fiore, associata all’attività sulla superficie cutanea.
Flavonoidi: pigmenti vegetali dall’attività antiossidante.
Polisaccaridi: zuccheri complessi che trattengono acqua e formano un film leggero.
Caroteni: i pigmenti che danno al capolino il colore arancione.
Fitosteroli: molecole affini per struttura ai lipidi della pelle.
Nella letteratura tecnica l’attività lenitiva viene ricondotta spesso alla frazione non saponificabile, cioè alla parte che non si trasforma in sapone quando la componente grassa viene trattata con un alcale. È il tipo di dettaglio che spiega perché il modo di estrarre conta quanto la pianta di partenza: due lavorazioni possono lasciare fuori proprio la frazione che interessa.
L’impiego cosmetico della calendula ruota attorno a due parole: lenitiva e disarrossante. Serve alla pelle che reagisce, che si arrossa dopo la detersione, che tira dopo l’esposizione al vento o al freddo. Non è un attivo da risultato immediato e visibile: lavora sul comfort.
Un attivo lenitivo lavora sul contorno del problema: rende sopportabile il resto della formula e riporta la superficie alla calma. È il motivo per cui lo trovi nei tonici, nelle creme per pelli sensibili e nei doposole, e quasi mai nei sieri antietà.
Serve dirlo, perché la rete su questo argomento è generosa di promesse.
È il passaggio che distingue la calendula dalla maggior parte degli estratti vegetali, e raramente viene raccontato per intero.
Il comitato per i medicinali vegetali dell’Agenzia europea per i medicinali, l’HMPC, ha adottato una monografia su Calendula officinalis L., flos il 6 marzo 2008, rivista il 14 giugno 2018. Riconosce l’uso del fiore di calendula per l’infiammazione cutanea di lieve entità, come le scottature solari, per favorire la guarigione di piccole ferite e per le infiammazioni lievi di bocca e gola.
Il punto è su quale base lo riconosce. La categoria è quella dell’uso tradizionale, distinta da quella dell’uso clinicamente consolidato: l’efficacia è considerata plausibile e la sicurezza documentata da almeno trent’anni di impiego. Il comitato ha esaminato anche studi clinici su ulcere venose, ustioni e infiammazioni cutanee, e riferisce di non aver potuto trarre conclusioni ferme a causa di problemi nel disegno degli studi. Il testo della monografia è in inglese e le frasi qui riportate sono un riassunto, non una traduzione ufficiale.
Quel riconoscimento riguarda i medicinali vegetali tradizionali, che sono un’altra categoria di prodotto, con un’altra autorizzazione e un altro foglietto illustrativo. Una crema cosmetica alla calendula non eredita nulla di tutto ciò: risponde al Regolamento (CE) 1223/2009, che definisce il cosmetico come destinato a pulire, profumare, modificare l’aspetto, proteggere o mantenere in buono stato la superficie del corpo.
Tradotto in pratica: dentro un cosmetico la calendula ha un compito di comfort, e la terapia resta fuori dal perimetro. Chi ha una lesione, una dermatite in corso o una ferita che non chiude si rivolge al medico.
È la domanda più frequente su questo ingrediente, e ha una risposta netta.
La stessa monografia europea è esplicita, e pone una controindicazione: i medicinali a base di fiore di calendula non vanno usati da chi è ipersensibile alle piante della famiglia delle Asteraceae. È la famiglia di arnica, camomilla, achillea, tarassaco, artemisia e ambrosia. Chi ha già avuto una reazione a una di queste ha una probabilità più alta di reagire anche alle altre, perché condividono una classe di molecole, i lattoni sesquiterpenici, che è il principale allergene da contatto del gruppo.
Nelle serie standard dei test allergologici questo gruppo ha una voce propria, la miscela di lattoni sesquiterpenici, e in molti centri anche una miscela Compositae dedicata.
Il testo europeo aggiunge che sono state segnalate sensibilizzazioni cutanee da fiore di calendula, con frequenza non nota. È una formula prudente e va letta per quello che dice: il fenomeno esiste, riguarda una minoranza, e nessuno ne ha misurato l’ampiezza.
Prima di applicare sul viso un prodotto nuovo che contiene calendula, e a maggior ragione se in famiglia ci sono allergie ai pollini delle composite, applicane una piccola quantità all’interno dell’avambraccio e aspetta ventiquattro ore. Resta una precauzione domestica: la diagnosi di un’allergia da contatto si fa con un patch test da un dermatologo o da un allergologo.
Un rossore che aumenta con i giorni, prurito che persiste, gonfiore, vescicole. In questi casi si sospende il prodotto e si chiede un parere, senza sostituirlo con un altro cosmetico nella stessa settimana.
La forma decide quanto spesso l’ingrediente incontra la pelle, e sul viso è quello che fa la differenza.
Sono le forme più concentrate e più occlusive. Nate per zone piccole e per applicazioni brevi, sul viso intero possono risultare pesanti, soprattutto sulle pelli miste. Molte pomate alla calendula in commercio sono pensate per mani, gomiti e talloni.
Un macerato oleoso puro. Nutre e protegge, ma è grasso, e chi ha i pori visibili raramente lo tollera bene su tutto il volto.
Su una pelle che si arrossa dopo la detersione decide la costanza, più della potenza. Un estratto lenitivo in un tonico resta sulla pelle, si distribuisce su tutta la superficie e torna due volte al giorno, subito dopo il gesto che ha appena messo alla prova la barriera. Una pomata concentrata su una zona piccola risolve un problema diverso.
È anche la ragione per cui, nelle formule contemporanee, la calendula viaggia quasi sempre in compagnia di altri estratti calmanti.
Nella linea Eligenda Roma la calendula è nella Lozione Tonificante Rigenerante, e in nessun altro prodotto. Il Latte, il Siero, la Crema e il Contorno Occhi sono costruiti su altri attivi: chi cerca la calendula nella routine Eligenda la trova nel passaggio subito successivo alla detersione.
L’estratto che impieghiamo è ricco di triterpeni, flavonoidi, polisaccaridi, caroteni e fitosteroli, con azione lenitiva e disarrossante. Le sue spiccate proprietà lenitive vengono dalla componente non saponificabile, composta da flavonoidi e mucillagini: è la stessa distinzione tecnica descritta più sopra, applicata a una formula precisa.
Una lozione delicata e priva di alcool, da applicare su viso e collo con un dischetto di cotone dopo il Latte Detergente Restitutivo. Formato 200 ml, per tutti i tipi di pelle.
Accanto alla calendula la formula prevede acqua di camomilla, dalle proprietà lenitive e decongestionanti, acqua di elicriso, acqua di amamelide dall’azione astringente, estratto di cetriolo e glicerina vegetale. Camomilla e calendula appartengono entrambe alle Asteraceae: chi ha un’allergia accertata a quella famiglia ne tenga conto e chieda un parere prima dell’uso.
Nella sequenza la lozione si colloca dopo la detersione e prima del siero, secondo l’ordine della routine.
La calendula è un estratto lenitivo e disarrossante, e il suo campo è il comfort della superficie. L’Agenzia europea per i medicinali ne riconosce l’uso sulle infiammazioni cutanee lievi per tradizione documentata, dopo aver giudicato inconcludenti gli studi clinici esaminati, e quel riconoscimento vale per i medicinali vegetali e si ferma sulla soglia dei cosmetici. La sua controindicazione è precisa e vale la pena ricordarla: chi è allergico alle Asteraceae, cioè anche a camomilla, arnica o ambrosia, la eviti. Sul viso conta più la costanza della concentrazione, e una formula leggera che resta sulla pelle due volte al giorno serve meglio di una pomata concentrata usata di rado.
A cura della Dott.ssa Emanuela Silvi, Founder di Eligenda Roma.
A cosa serve la crema alla calendula? La crema alla calendula serve a lenire la pelle arrossata e a dare sollievo alle irritazioni superficiali. L’Agenzia europea per i medicinali riconosce questo impiego per il fiore di calendula sulla base di un uso tradizionale documentato da oltre trent’anni, precisando che gli studi clinici esaminati non permettevano conclusioni ferme. Un cosmetico alla calendula resta invece fuori dal campo terapeutico, per definizione di legge.
Quali sono le controindicazioni della crema alla calendula? La controindicazione principale è l’allergia alle piante della famiglia delle Asteraceae, che comprende arnica, camomilla, achillea, tarassaco e ambrosia: la monografia europea esclude l’uso in questi casi. Sono state inoltre segnalate sensibilizzazioni cutanee, con frequenza non nota. Prima del viso conviene provare il prodotto all’interno dell’avambraccio e attendere ventiquattro ore.
Cosa fa la calendula sulla pelle? Sulla pelle la calendula ha un’azione lenitiva e disarrossante, attribuita soprattutto alla frazione non saponificabile dell’estratto, cioè a flavonoidi e mucillagini. Il fiore contiene anche triterpeni, polisaccaridi, caroteni e fitosteroli. Non modifica la struttura della pelle e non corregge un inestetismo: lavora sul comfort della superficie.
La calendula serve per le rughe? No. Non esistono prove che colleghino la calendula a una riduzione misurabile delle rughe, e nessuna autorità europea le riconosce un’attività di questo tipo. È un attivo di conforto, utile su una pelle che si arrossa o che tira, e chi cerca un’azione sui segni del tempo deve guardare ad altri ingredienti.
La calendula si può usare tutti i giorni? In un cosmetico a bassa concentrazione, come un tonico o una crema per pelli sensibili, la calendula è pensata per un uso quotidiano, in genere mattina e sera. Fanno eccezione le pomate concentrate, nate per zone limitate e per applicazioni brevi. In caso di allergia accertata alle Asteraceae non si usa affatto.
Che differenza c’è fra crema alla calendula e oleolito di calendula? L’oleolito è un macerato dei fiori in olio vegetale e raccoglie soprattutto la frazione grassa: nutre, ma è pesante sul viso. La crema è un’emulsione di acqua e grassi che può contenere un estratto, un oleolito o entrambi, ed è più leggera. Un estratto acquoso o glicerico, tipico dei tonici, porta invece i componenti idrosolubili del fiore.
La calendula guarisce le irritazioni della pelle? Un cosmetico alla calendula non guarisce nulla, perché il Regolamento (CE) 1223/2009 riserva le finalità terapeutiche ai medicinali. Esistono medicinali vegetali tradizionali a base di fiore di calendula, autorizzati per le infiammazioni cutanee lievi e le piccole ferite, ma sono prodotti diversi con un’altra autorizzazione. Una lesione che non si risolve va mostrata al medico.
In quale prodotto Eligenda Roma c’è la calendula? La calendula è presente soltanto nella Lozione Tonificante Rigenerante da 200 ml, con un estratto ricco di triterpeni, flavonoidi, polisaccaridi, caroteni e fitosteroli, dall’azione lenitiva e disarrossante. Il Latte, il Siero, la Crema e il Contorno Occhi sono costruiti su altri attivi. La stessa lozione contiene anche camomilla, che appartiene alla medesima famiglia botanica.
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